L’osteria della famiglia Rota è un’istituzione in città, e con il 2021 è arrivata a trentun anni di onorato servizio. Antonella sta in sala e suo fratello Daniele in cucina, in questo delizioso angolo nascosto in una piccola via del quartiere Cenischia dove il tempo sembra essersi fermato. Perlinato, tavoli di legno, tovaglie bianche, il menu scritto a mano, una topia dove mangiare d’estate sotto una cascata di uva fragola: gli ingredienti perfetti della classica osteria ci sono tutti. E gli ingredienti che Daniele usa in cucina sono altrettanto perfetti e sono un inno alla tradizione casalinga piemontese, quella di una volta, quella dove non c’è spazio per la fantasia perché è già tutto occupato dal gusto e dalla qualità.
I grandi classici ci sono tutti: tomino elettrico, acciughe al verde, vitello tonnato, agnolotti, tajarin e poi il piatto simbolo dell’osteria, lo stinco. D’estate si può gustare il carpione, a coronamento di un tripudio di piatti senza fronzoli che privilegiano la materia prima di stagione e la ricerca del km zero il più possibile. Il concetto di km zero è applicato anche alla carta dei vini, che offre proposte esclusivamente piemontesi. Perché, come dice Antonella, al Piemonte non manca niente, e all’Osteria Antiche Sere le invidie per le altre regioni stanno a zero proprio come i chilometri.




